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Comunità energetiche

Comunità energetiche: vantaggi, svantaggi e come farle rendere

Quanto rende una comunità energetica, quali limiti ha e come si superano, con i casi in cui conviene entrare e i numeri aggiornati al 2026.

di Redazione Eco Efficiency4 min di lettura
Grande impianto fotovoltaico sul tetto di un capannone in provincia di Firenze

Le comunità energetiche rinnovabili sono l'unico incentivo che oggi paga l'energia per vent'anni, e in Toscana ne abbiamo costituite diverse. Funzionano bene quando sono progettate con i membri giusti: in questo articolo mettiamo in fila i vantaggi, i limiti di cui è bene sapere e, per ognuno, come si supera.

Come funziona, in due righe

Una comunità energetica (CER) è un gruppo di famiglie, imprese o enti che si trovano sotto la stessa cabina primaria, cioè la stessa porzione di rete elettrica, e che si mettono d'accordo per condividere l'energia prodotta da uno o più impianti rinnovabili. Nessuno cambia fornitore e nessun cavo nuovo viene steso: la condivisione è un calcolo. Ogni ora il GSE confronta l'energia immessa in rete dagli impianti della comunità con quella prelevata dai membri, e sulla parte che coincide paga un premio. Le regole complete sono sulla pagina del GSE sull'autoconsumo diffuso.

Come si costituisce una comunità, chi può entrare e che ruolo ha chi produce lo spieghiamo nella pagina sulle comunità energetiche rinnovabili.

I vantaggi

Un premio per vent'anni

Secondo il decreto CER, riassunto in questa scheda del Ministero dell'Ambiente, per un impianto fino a 200 kW il premio va da 80 a 120 €/MWh, a seconda del prezzo dell'energia, e in Toscana si aggiungono 4 €/MWh. In più l'ARERA restituisce una parte dei costi di rete, circa 8 €/MWh. In pratica, ogni kWh condiviso vale fino a circa 13 centesimi, per vent'anni dall'entrata in funzione dell'impianto.

Si somma agli altri ricavi

Il premio non sostituisce niente. Chi produce continua a vendere l'energia immessa con il ritiro dedicato e, per una famiglia, a detrarre il costo dell'impianto. Il premio è un'entrata in più: tutte le altre voci sono nella nostra guida agli incentivi per il fotovoltaico.

Si può partecipare senza un impianto

Chi non ha un tetto adatto, o vive in un appartamento, può entrare come semplice consumatore e ricevere la sua parte del premio. Nei condomini, dove l'impianto sul tetto comune serve più famiglie, è spesso la soluzione più semplice: ne parliamo nella pagina sulle CER per condomini.

Dà più valore all'energia che non usi

L'energia che il tuo impianto immette in rete, invece di essere solo venduta, viene anche premiata. È il modo più semplice per far rendere di più un impianto che produce molto di giorno, oggi che lo scambio sul posto è stato sostituito da altre strade.

Gli svantaggi, e come si superano

Il premio si divide tra i membri

Il premio va alla comunità, che lo ripartisce secondo lo statuto tra chi produce, chi consuma e le spese di gestione. Per un consumatore senza impianto la quota annua è spesso di qualche decina di euro.

Come si supera: chi ha un impianto riceve la parte più grande, perché lo statuto premia di solito chi produce. Ed è lo statuto a decidere: scriverlo bene all'inizio, con regole chiare, evita sorprese dopo.

Conta solo l'energia consumata nella stessa ora

Se gli impianti producono a mezzogiorno e i membri consumano la sera, l'energia condivisa è poca e il premio pure.

Come si supera: si fa entrare nella comunità chi consuma di giorno, come un'azienda, un negozio, una scuola o una famiglia con la pompa di calore. Bastano pochi membri così per far crescere molto l'energia condivisa, ed è la prima cosa che guardiamo quando progettiamo una comunità.

Ha bisogno di qualcuno che la gestisca

Una CER è un soggetto giuridico, di solito un'associazione: ha uno statuto, un rappresentante, un conto, delle pratiche con il GSE e dei soci che entrano ed escono.

Come si supera: la gestione si può affidare a un soggetto esterno, che segue pratiche, letture e ripartizione dei premi. I membri non devono fare niente, se non ricevere la loro quota.

I tempi e le regole

Tra costituzione, verifiche e prime erogazioni del GSE passano alcuni mesi, e le regole si sono mosse spesso negli ultimi anni.

Come si supera: muovendosi per tempo. Il premio si può chiedere fino al 31 dicembre 2027, e le associazioni del settore hanno chiesto al Ministero una proroga al 2030; una comunità che parte adesso ha davanti vent'anni di premio garantito.

Quando conviene

Impianto fotovoltaico sul tetto piano di un capannone a Prato

Entrare in una comunità energetica conviene soprattutto in tre casi.

  1. Hai un impianto che immette molto in rete, perché di giorno in casa non c'è nessuno. Il premio dà un valore in più a quell'energia.
  2. Hai un tetto grande e consumi piccoli, come un capannone o un'azienda agricola. Puoi dimensionare l'impianto oltre i tuoi bisogni e farti pagare il resto.
  3. Vivi in condominio o non hai un tetto adatto. Partecipare come consumatore non costa e porta un piccolo ritorno ogni anno.

Se invece consumi già quasi tutta l'energia del tuo impianto, magari grazie a una batteria, il vantaggio è più piccolo: in quel caso il risparmio lo stai già facendo in bolletta. E se nella tua zona non c'è ancora una comunità attiva, si può costituirne una: è uno dei lavori che seguiamo dall'inizio alla fine.

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Redazione Eco Efficiency

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